Sono arrivata a Newcastle a giugno 2025 come Associate Visiting Researcher del CURDS Centre for Urban and Regional Development Studies.
Fine giugno è un tempo sospeso delle università in UK. Il campus principale semi-vuoto, in attesa di riempirsi della folla variopinta dei graduation days, quando gli studenti con i loro tocchi si mettono ordinatamente in fila per la foto di rito con i familiari. Nei corridoi rimbombano i miei passi, gli uffici dei colleghi con i vetri oscurati e l’avviso “out of office”. Questi silenzi non sono però dovuti soltanto al periodo di pausa tra gli esami e le lauree. C’è sciopero per i tagli alle università, effetto della diminuzione degli studenti internazionali dopo la Brexit. Eppure, riesco a incontrare diversi colleghi del CURDS, organizzare riunioni o amabili conversazioni davanti a una tazza di caffè. Parliamo di territori lasciati indietro e marginalità territoriale, di sistemi universitari e clima.
Io mi immergo pian piano in questa città dal fascino rude, non immediato. L’elegante magnificenza del campus della Newcastle University, prati e siepi fioriti, le vetrate incastonate tra i mattoni rossi, i miei passi che risuonano sull’acciottolato, il silenzio ovattato della biblioteca. La città non è diversa da come la immaginavo, con il suo retaggio industriale, il fiume Tyne che ne scolpisce l’identità urbana, le diverse gallerie d’arte che hanno contribuito al suo riposizionamento trainato dalla cultura come luogo “vibrante” e in fermento.


La simmetria georgiana di Grey Street, la sua curva che disegna una quinta perfetta contro il cielo grigio del Nord. La sfacciataggine sgargiante delle insegne dei negozi, a Northumbria Street, una High Line uguale a tante altre, invasa dal puzzo del Burger King e dalla folla del sabato pomeriggio in cerca di affari, che si aggira tra negozi di fast fashion e i Fenwick, grandi magazzini storici oggi mecca dei grandi brand. Le ordinate schiere di case con le bow window discretamente affacciate sulla via, a Jesmond. Le arcate del viadotto a Osbourne, dove mi aspetto pù gallerie d’arte in quello che è descritto come il nuovo quartiere “cool” (leggi gentrificato) e invece mi sembra un sonnolento distretto semi-residenziale, solo scosso da qualche bel murales.



Il lungofiume, con l’infilata di ponti che si succedono quasi a scandire i diversi periodi della città: industriale, postindustriale, avveniristico-culturale con il Millennium Bridge, che si solleva al passaggio delle navi. I nuovi arredi urbani sul fiume: panchine e disegni da tactical urbanism, tavoli per soste gratuite, sdraio per catturare il sole.


Il Baltic Centre, a Gateshead, comune limitrofo separato da Newcastle dal fiume, protagonista della rinascita della città dopo la crisi dell’industria, trainata dalla cultura e dall’arte contemporanea, incluso un riposizionamento in termini di immaginario e brand territoriale. Il centro, gratuito, ospita una mostra delle sorelle Lancaster che mi lascia senza fiato, e la sua terrazza mi regale una vista sul fiume e la città tra i garriti dei gabbiani. Gateshead, invece, non è all’altezza delle aspettative: descritta come vibrante e in fermento, a me sembra una copia sbiadita del classico sobborgo inglese, se non fosse per i suoi parchi che spezzano la monotonia delle case a schiera.



E ancora. Tynemouth e la magia del Mare del Nord, la spiaggia infinita che cambia forma a ogni visita, i gabbiani, il vento che mozza il fiato, qualche cabina telefonica sopravvissuta. Si arriva con la metro, quasi sempre fuori terra, che scorre tra i tetti dei sobborghi, una rasserenante infilata di casette dai mattoni rossi, dal retro con le scale strette e i bidoni dell’immondizia allineati sulla strada, le macchine parcheggiate davanti, la siepe curata, nessuno per strada.

Il nuovo quartiere, a ridosso dello stadio. Newcastle City Futures, dove centri di ricerca, incubatori di impresa, università e aziende plasmano il futuro di una città che guadagna posti nelle classifiche delle smart city in UK, non senza contraddizioni. Lo scenario è simile a quello di altre città: grattacieli svettanti, forme sinuose e vetri riflettenti che si affacciano su spazi pubblici alberati. E studentati, quanti studentati privati in costruzione, che ricamano un futuro smart per potenziali studenti e/o temporary residents in alloggi super confortevoli (sicurezza h 24, palestra, spazi comuni).
Newcastle è un condensato di geografia urbana. Culla della Rivoluzione Industriale, attraversa la crisi, naviga nel postindustriale, prova a rinascere con l’arte e la cultura, vira verso la smartness.